Il “pieghevole” fa correre Apple. Che rallenta la produzione del “Neo”: chip insufficienti. 

iphone pieghevole

Archiviato l’anniversario dei primi cinquant’anni, in Apple si vive un momento a dir poco caldo che riguarda da vicino le strategie di quell’azienda che più di tutte ha segnato profondamente l’evoluzione del settore tecnologico nel mondo. Sotto i riflettori, da qualche settimana, due questioni particolarmente importanti che potrebbero persino influenzare i titoli in Borsa del Colosso californiano. La prima di queste, forse anche la più sentita, è quella relativa al lancio dell’attesissimo “pieghevole”. A settembre, lo si dà ormai per certo, ci sarà il debutto del primo “folder” della Mela morsicata. Ed è vietato sbagliare. Lo sanno bene a Cupertino dove si corre tutti per il rush finale. Si, perché un ulteriore ritardo nella presentazione del prodotto o, ancora peggio, un malaugurato flop dello stesso, potrebbero intaccare non poco la credibilità del Gruppo e di conseguenza la fiducia nei risparmiatori

Diciamolo chiaramente, la pressione (e che pressione!) la creano proprio l’aspettativa di mercato e, perché no, pure gli elogi degli addetti ai lavori che arrivano puntuali a ogni novità. Riconoscimenti che parrebbero scontati ma che tali non sono. E dunque, dovremmo quasi giustificare l’ossessiva ricerca della perfezione che in Apple è di casa, da sempre. Le prossime settimane potrebbero essere decisive per il superamento dei test di verifica ingegneristica, un punto cruciale, visto che si tratta di un dispositivo completamente nuovo destinato, ancora una volta, a tracciare un segnale strategico per l’azienda californiana. Mark Gurman di Bloomberg, citando fonti informate, riferisce che il folder sarà presentato all’appuntamento abituale d’autunno insieme con iPhone 18 (per ora nelle versioni Pro e Pro Max). 

Un tantino meno ottimistiche sembrano le previsioni che riporta il quotidiano giapponese Nikkei Asia secondo cui Apple avrebbe avuto qualche difficoltà di troppo proprio nei test che precedono la cosiddetta produzione di massa. Vedremo. Intanto c’è un altro elemento, piuttosto curioso e non meno importante, che impone scelte di produzione non particolarmente semplici. Il nuovo MacBook Neo ha riscosso un successo enorme, persino inatteso. E tuttora la domanda è estremamente alta. Al punto che in Apple si sono resi conto che le scorte di chip A18 Pro diverranno presto insufficienti a garantire una tale produzione. In affanno anche TSMC che produce il “circuito”.  Il fornitore dichiara infatti di essere al massimo della capacità produttiva. Necessario quindi correre ai ripari

Con quale soluzione? Ce ne sarebbe più di una, a ben vedere. Non tutte indolori, per la verità. Una di queste potrebbe essere il ritorno alla produzione dei chip. Ma a Cupertino dovrebbero sostenere costi più alti e, di conseguenza, accontentarsi di proventi più contenuti. Si potrebbe anche optare per una nuova versione del MacBook Neo, equipaggiandolo, nel caso, con chip A19 Pro. O anche distogliere risorse da altre produzioni. Infine, la possibilità di contenere alcune configurazioni. Ma, se i piani aziendali si propongono una maggiore accessibilità al mondo Mac, questa scelta appare senza dubbio meno percorribile delle altre.    

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